JEET KUNE DO CAAM MILANO – CORSI E SCUOLA IN MEMORIA DI TED WONG

COMPRENDERE IL JKD

COMPRENDERE IL JEET KUNE DO

 

Sul Jeet Kune Do esiste una grande confusione. Il nome Jeet Kune Do è stato attribuito a sistemi basati sul Kung Fu Wing Chun, oppure a “mix” di diverse discipline di combattimento. Alcuni hanno affermato che il Jeet Kune Do non può essere insegnato, perché funzionava esclusivamente per Bruce Lee, un uomo dalle doti straordinarie. Come dire che non si può insegnare il Pugilato a chi non possieda le doti di Sugar Ray Robinson. Altri hanno sostenuto che il Jeet Kune Do e’ solo un modo di interpretare lo studio delle arti marziali. In realtà il Jeet Kune Do è una disciplina peculiare fondata sulle tecniche ed i principi sintetizzati da Bruce Lee.
Bruce Lee aprì tre scuole: a Seattle, nel 1959, a Oakland, nel 1964, ed a Los Angeles nel 1967. Nelle prime due insegnò essenzialmente il Kung Fu Wing Chun, progressivamente modificato in ciò che definiva Jun Fan Gung Fu (Jun Fan era il nome cinese di Bruce Lee).
In una lettera a James Lee, datata 31 luglio 1965, Bruce Lee accennava alla “… sua formazione di un Wing Chun più completo …” , ed alla “combinazione di Wing Chun, pugilato e scherma” (“Letters of the Dragon” –Tuttle Publishing).
Quella ricerca lo portò ad una svolta radicale dal punto di vista tecnico e delle metodologie d’allenamento, ed al progressivo allontanamento dal Wing Chun. Anche se per un certo periodo mantenne qualche elemento di quello stile, finì poi per abbandonarlo del tutto. Nel 1967 diede alla sua arte il nome Jeet Kune Do (Via del Pugno che Intercetta).
In una lettera a William Cheung del gennaio 1969 Bruce Lee scrisse: -“ William, ho perso fiducia nelle arti cinesi classiche, sebbene io chiami ancora cinese la mia, perché fondamentalmente tutti gli stili sono il risultato del nuotare sulla terraferma, anche la scuola wing chun. Così la mia direzione nell’allenamento è più orientata verso un efficiente combattimento da strada dove vale ogni cosa, indossando caschetto, guantoni, corpetto protettivo, paratibie, ginocchiere, eccetera (…). Ho chiamato il mio stile jeet kune do, la ragione percui non aderisco più al wing chun è perché io sento sinceramente che il mio stile ha più da offrire riguardo l’efficienza…”-(“Letters of the Dragon”-Tuttle Publishing)
Il Jeet Kune Do era agli albori quando venne inaugurato il Los Angeles Jun Fan Gung Fu Institute, dove peraltro Bruce Lee insegnò per pochi mesi. In sua assenza affidò la conduzione dei corsi a Dan Inosanto, e lasciò un programma da seguire, seppure obsoleto rispetto a ciò a cui stava lavorando. Intanto procedette a rifinire il Jeet Kune Do, sperimentando le sue innovazioni con gli studenti che si allenavano privatamente con lui. Quello che veniva insegnato nelle scuole era quindi diverso da ciò che Bruce Lee insegnava nelle lezioni private. Ben presto maturò la decisione di fare chiudere tutte e tre le scuole.
Quella che segue è la testimonianza di Ted Wong, lo studente che ha passò più tempo con Bruce Lee durante lo sviluppo del Jeet Kune Do (facendo esclusivamente riferimento alle agende di Bruce Lee, le lezioni private di Ted Wong registrate, tra il 1967 ed il 1971, sono 122):
-“Seguendo i corsi nella sua scuola, e poi, allenandomi privatamente, ho avuto l’opportunità unica di osservare la formazione dell’arte di Lee. I corsi della scuola per motivi pratici erano pianificati sulla base di un curriculum di kung fu cinese modificato, necessario per impartire la disciplina su un gruppo. Ma i corsi non avevano somiglianze con le lezioni private. In quelle, Lee era in un’area differente, una specie di corso sperimentale nella sua arte in processo di sviluppo. Era sempre più soddisfatto di istruire privatamente. Vedendo che il programma della scuola era datato e non correlato al suo lavoro, la chiuse. Non si curò di istituire un’impresa commerciale, piuttosto, si orientò verso la realizzazione di una nuova disciplina.” –(Jeet Kune Do. The Arsenal of Self-Expression” –Teri Tom-Tuttle Publishing).
Bruce Lee morì il 20 luglio 1973. Dopo la sua scomparsa alcuni studenti di Seattle continuarono a divulgare quello che avevano appreso da lui, ovvero il Jun Fan Gung Fu. Dan Inosanto, maturata una vastissima esperienza in altre arti marziali, elaborò un proprio metodo comprendente tecniche di 26 stili diversi.
Bruce Lee scriveva che è più facile spiegare cosa il Jeet Kune Do non è, rispetto a cosa è. Descriveva il Jeet Kune Do come non-classico, distinguendolo dagli stili tradizionali di arti marziali. Egli infatti non credeva nelle forme codificate e negli schemi prestabiliti di autodifesa. A riguardo scriveva:
-“Il Jeet Kune Do rifiuta tutte le restrizioni imposte dalle forme e dal formalismo ed enfatizza l’uso intelligente della mente e del corpo per difendersi ed attaccare.”-(Jeet Kune Do. Bruce Lee’S Commentaries On The Martial Way –Tuttle Publishing)
Al contrario affermava il principio di forma nel significato di precisione ed efficienza dei movimenti, idea espressa in modo inequivocabile nel seguente passaggio:
-“Le persone spesso credono erroneamente che il JKD sia contro la forma. Non scenderò nei dettagli, perché altri paragrafi chiariranno ciò. Si deve capire una cosa: che c’è sempre una maniera più efficiente e viva di eseguire un movimento e che le leggi fondamentali del principio di leva, posizionamento corporeo, equilibrio, footwork, eccetera, non devono essere violate. Comunque, la forma viva ed efficiente è una cosa; sterili serie classiche che legano e condizionano un’altra. A parte quanto sopra menzionato, c’è una sottile distinzione tra «avere nessuna forma» ed avere «non forma». La prima è ignoranza, la seconda trascendenza.”-(Jeet Kune Do. Bruce Lee’S Commentaries On The Martial Way –Tuttle Publishing).
Nel creare il Jeet Kune Do seguì un approccio pragmatico, fondato su un regime razionale di preparazione atletica, sull’impiego di attrezzature, come il sacco ed i colpitori, e sul combattimento libero con contatto utilizzando le protezioni.
Su basi scientifiche, dato che, come Bruce Lee ribadiva, “ogni uomo ha due gambe e due braccia”, esisterà necessariamente un modo più efficiente per combattere, ovvero ci saranno delle tecniche migliori, in relazione alle leggi fisiche a cui il corpo umano è soggetto. Questo non impedirà al lottatore di avere il proprio “stile personale”, adattandosi all’avversario ed alle situazioni, cogliendo le opportunità, scegliendo le tattiche, ed usando la propria esperienza e la propria intuizione. Solo dalla padronanza della tecnica può nascere la reale espressione di sè. Attenendosi a tali criteri di efficienza Bruce Lee mise a punto un’arte originale. Il Jeet Kune Do in sostanza non è una modifica di una particolare arte marziale, tanto meno un elaborato di molti stili. Questo non vuol dire che Bruce Lee non abbia avuto le sue fonti di ispirazione, infatti dall’analisi dei suoi appunti risulta evidente il riferimento al Pugilato ed alla Scherma. Per dare una definizione pertinente al Jeet Kune Do non c’è di meglio che citare ancora le sue parole: -“Il Jeet Kune Do è l’arte della scherma occidentale senza la spada.”-Se è vero che molti movimenti ed esercizi sono simili a quelli del Pugilato, un esperto di Jeet Kune Do non pensa come un pugile, bensì come uno schermidore. La Scherma ha le sue specifiche tecniche, non di meno ogni schermidore ha la “sua scherma”. Non deve sorprendere che lo stesso valga per il Jeet Kune Do.
Sul volume “Introduzione alla tattica schermistica” (G. Toran – Società Stampa Sportiva – Roma) si legge: “… La tecnica: è il “come si fa” di qualunque cosa. La tecnica è il processo per fare qualcosa, o per farla fare ad altri, seguendo un procedimento dato, e ripetibile”.
Le tecniche del Jeet Kune Do sono semplici e dirette, ma non facili da padroneggiare, di conseguenza sono certamente funzionali per ogni essere umano, a patto però di dedicare il tempo dovuto alla loro assimilazione. Infatti, come Bruce Lee ricordava, conoscere non è abbastanza, bisogna saper applicare.

(ARTICOLO A CURA DEL CAPOSCUOLA DAVIDE GARDELLA)